10 Dicembre 2018

“Richiami”: l’arte ruba la scena alla pubblicità

L’arte al posto della pubblicità

PALERMO. Sono apparse una mattina di settembre, un po’ all’improvviso e per quindici giorni hanno preso ufficialmente il posto della pubblicità.

Sono le opere pittoriche di Fabrizio Da Prato, artista toscano che ha comprato due grandi spazi pubblicitari in Piazza Tarzanà a Palermo e li ha trasformati in supporti per la sua arte.

Un’arte, la sua, giocata in bilico tra pittura, street art, performance e installazione site specific.

Realizzata nell’ambito di “Palermo Capitale italiana della Cultura” con il Patrocinio del Comune di Palermo e grazie al contributo di Viero Paints e Oxo Colection – The Gallery, l’operazione artistica  “Richiami-Palermo 2018” è l’ideale proseguo dell’installazione che Da Prato realizzò lo scorso anno a Pistoia.

Un’arte in continua evoluzione, da Pistoia a Palermo

In tal sede, allora “Capitale della Cultura Italiana 2017”, l’opera di Da Prato si inseriva all’interno di “Viero Per l’Arte”, progetto promosso da Viero che intende creare una sinergia tra artisti e azienda, mettendo a disposizione prodotti decorativi per la realizzazione di opere d’arte.

Ad ispirare il lavoro palermitano è stato, in particolare, lo sguardo del Cristo pantocratore, simbolo dell’arte bizantina in Sicilia, declinato in salsa pop attraverso una reinterpretazione cromatica ma anche stilistica, con la scritta “occhio” tatuata in arabo e in cinese sulla pelle.

Incontriamo Fabrizio Da Prato per scoprire tutti i retroscena legati all’installazione palermitana.

Fabrizio, qual è il filo rosso che caratterizza il tuo percorso artistico e come l’operazione “Richiami” si innesta su di esso?

«Direi che la parola chiave è “civilizzazione”. Di solito dipingo usando spazi sia pubblici che privati, avvalendomi di più tecniche pittoriche mixate a processi meccanici, elettronici e digitali. Sono attratto dai territori e dalla loro natura paesaggistica, con cui mi piace interagire.

In questo senso Richiami è molto coerente col mio percorso: si tratta di un’installazione site specific di opere pittoriche dipinte in studio su carta e affisse al posto della pubblicità. Un progetto che nasce dal mio incontro con una città, che coinvolgeopere “a tempo”, realizzate attraverso l’uso burocratico dei meccanismi sociali».

Quali sono gli aspetti che maggiormente ti affascinano dell’operazione artistica “Richiami”?

«Mi affascina molto la riflessione per cui è commerciabile lo spazio ma non l’opera che diventa, invece, dono alla comunità.

Mi interessa poi la grande dimensione del “messaggio”, il contesto, il contatto concreto con il fruitore per la maggior parte dei casi inconsapevole, la possibilità che l’opera ha di interagire con l’umanità nonostante il suo carattere effimero e, soprattutto, il ruolo giocato dal tempo».

L’utilizzo dei prodotti decorativi Viero

Realizzare un’opera come la tua su un cartellone pubblicitario è anche una sfida tecnica. Viero è stato sponsor dell’installazione e ti ha fornito il materiale pittorico per la realizzazione delle opere. Come hai utilizzati i prodotti?

«I prodotti pittorici decorativi da Viero di solito vengono impiegati in ambito edilizio. Io mi sono divertito a sperimentarli traghettandoli nel mondo dell’arte, stravolgendo per certi versi le caratteristiche e le tecniche per cui sono nati e sottoponendoli a stress e performance per cui non sono stati progettati…

Basti pensare, per esempio, alle piegature delle carte, ai bagni di colla, agli sfregamenti ripetuti dovuti alle tecniche di affissione, alle esposizioni dirette degli agenti atmosferici in esterno, alle notevoli dilatazioni dei supporti metallici… Devo dire che sono molto soddisfatto: ho ricavato ottimi risultati e originali estetiche.

In particolare mi hanno affascinato le trasparenze e la luminosità di alcuni materiali come Era Metal che ho utilizzato – e qui, ripeto, sta la novità – su carta e non su muro».

Linee di continuità e di discontinuità tra “Richiami Pistoia 2017” e “Richiami Palermo 2018”?

«La discontinuità è definita dall’identità e dal “sapore” della città; dal Paesaggio, inteso non solo a livello fisico ma anche “spirituale”, astratto, legato all’immaginario».

Palermo, città d’elezione ricca di ispirazione

In che modo ti sei rapportato a Palermo per realizzare le tue opere?

«Tutto il lavoro su Palermo è stato condotto attraverso un viaggio digitale. Il web mi ha portato sulla strada, nelle piazze, tra la storia e la cultura popolare; tutto a portata di mano, o meglio, di “clic”.

Ho navigato la città nelle sue vie, visto video, documentari anche di molti anni fa, ho ascoltato personaggi indigeni che raccontavano la loro città, dal cibo alle storie, alle leggende. E poi ho osservato i pupi, che testimoniano la storia dei vari conquistatori dell’isola e rappresentano assieme ai mitici carretti una spiccata estetica siciliana.

Il tutto ovviamente inquadrato nell’architettura che, come sempre, racconta la storia del passato e del presente, le eccellenze e gli abbandoni che a Palermo sono una cicatrice fortemente identificativa. Ciò che mi ha segnato in maniera decisiva, però, è stata la stratificazione, molto spesso integrata, delle differenti dominazioni del passato.

Insomma, raccontare Palermo in due billboards significava condensare una innumerevole quantità di cose. Per questo ho scelto di narrare il tutto attraverso un’immagine simbolica».

Il concept dell'”occhio”

Tutta Palermo in uno sguardo, insomma.

«Si tratta di una rivisitazione del Cristopantocratore onnipotente, da cui ho estrapolato il disegno magistrale degli occhi. L’occhio è carattere distintivo di un volto e spesso significativo di valori differenti. L’occhio nel mio lavoro ha un disegno bizantino, ma ricorda quello arabo spesso dipinto sui volti dei Pupi siciliani.

La chiesa, intesa come antico luogo di comunicazione, vede il Cristo pantocratore dominare dall’alto con il suo sguardo che penetra il corpo e l’anima del suo fruitore. Ora, nel mio lavoro, lo sguardo onnipotente esce dal luogo sacro e il suo occhio osserva severo e dolce, si fa monito e sentinella sulla strada colonizzata dalla parola imperante; street.

È qui che l’occhio onnipotente sosta per un breve ma intenso sguardo sull’umanità. Non si tratta di grandi opere di artisti “immensi”. Qui, effimeri atti pittorici rubano la scena alla pubblicità».